La dimensione geo-culturale rappresenta, a fianco di quella geo-economica, il pilastro su cui i Paesi firmatari degli Accordi di Abramo hanno inteso innescare un processo di integrazione tra rispettive popolazioni, in grado di trascendere la mera cooperazione politico-strategica tra governi. Leggendo la Abraham Accords Declaration, ovvero la dichiarazione di intenti firmata da Bahrain, Emirati Arabi Uniti e Israele a Washington il 15 settembre 2020, e successivamente anche da Marocco e Sudan, si evince come la ricerca di una condizione di pace in Medio Oriente debba passare per la costruzione di un dialogo inter-religioso, inter-culturale e una cooperazione profonda e duratura in ambiti come l’arte, la scienza, il commercio e la medicina. Per superare i limiti dei trattati firmati in passato da Israele con Egitto e Giordania – primi due Paesi a normalizzare le relazioni diplomatiche con lo Stato ebraico – gli Accordi di Abramo hanno pertanto dato avvio a un percorso di normalizzazione volto a coinvolgere le comunità nazionali degli Stati firmatari, chiamate a diventare una parte attiva del processo di integrazione. Nel loro impianto negoziale originale, infatti, giace la credenza che solo impostando un percorso graduale di dissoluzione del conflitto si possa ambire alla costruzione di una stabilità regionale e una pace più duratura. Per tale motivo è possibile affermare che la cooperazione people-to-people rappresenta il tratto peculiare degli Accordi di Abramo. Dopo aver dedicato il primo numero alla dimensione geopolitica e il secondo alla dimensione geo-economica, il terzo e ultimo Geopolitical Brief del progetto P2P sarà dedicato allo studio della dimensione geo-culturale, in senso lato, degli Accordi di Abramo.

In questa terza pubblicazione verrà replicata la prospettiva d’analisi tematica del precedente numero, al fine di entrare nel merito della cosiddetta cooperazione people-to-people. In particolare, il presente Geopolitical Brief è suddiviso in due sezioni. La prima parte è dedicata all’Osservatorio degli Accordi di Abramo, e sarà interamente rivolta allo studio di alcuni settori che, in senso lato, sono legati alla dimensione geo-culturale degli accordi. Al suo interno gli autori hanno concentrato la propria attenzione sui seguenti ambiti di indagine: turismo, cooperazione in materia di istruzione e ricerca, dialogo inter-culturale e dialogo inter-religioso. La seconda parte del Brief è invece intitolata “Oltre gli Accordi di Abramo”. Come nei precedenti numeri, in questa sezione si è tentato di estendere il raggio di analisi a quei Paesi che indirettamente sono legati agli Accordi di Abramo e alla sua logica. In questo numero è stato preso in esame l’Oman, da molti considerato come uno dei possibili nuovi firmatari degli Accordi, sebbene si presenti come un attore dalla politica estera peculiare rispetto agli altri Stati del Golfo. Infine, è stato analizzato il punto di vista dell’India, player dal crescente peso internazionale che prossimamente potrebbe essere chiamato a incrementare la propria presenza in Medio Oriente e, in particolare, ad approfondire la sua relazione con il blocco di Paesi firmatari degli Accordi di Abramo, anche per il suo avvicinamento agli Stati Uniti nella dinamica di competizione globale innescata con la Repubblica Popolare Cinese.

 

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We support science, art, medicine, and commerce to inspire humankind, maximize human potential and bring nations closer together”. Leggendo questo passaggio della Abraham Accords Declaration, ossia la dichiarazione di intenti firmata da Bahrain, Emirati Arabi Uniti e Israele a Washington il 15 settembre 2020, e successivamente anche da Marocco e Sudan, si può cogliere fin da subito l’obiettivo prefissato dai Paesi firmatari degli Accordi di Abramo, rappresentato dal tentativo di innescare un processo di integrazione tra le rispettive popolazioni. A differenza dei trattati firmati da Israele con Egitto e Giordania nei decenni passati – intese basate quasi esclusivamente su un coordinamento politico-strategico tra governi – gli Accordi di Abramo hanno inteso tracciare un percorso di normalizzazione che coinvolgesse le comunità nazionali degli Stati firmatari, mettendole al centro di progetti, iniziative e piani di collaborazione bilaterali o multilaterali. Nel loro impianto negoziale originale, infatti, risiede la credenza che si debba impostare un percorso graduale verso la pace, aderendo a un approccio funzionalista che metta al centro la cooperazione economico-commerciale, tecnologica, scientifica, culturale e inter-religiosa, nell’idea che solo attraverso la promozione di una piena integrazione tra popoli si possa ambire alla costruzione di una stabilità regionale e una pace più duratura. Per tale motivo è possibile affermare che la cooperazione people-to-people rappresenta il tratto peculiare degli Accordi di Abramo. Ed è proprio questa la dimensione che verrà indagata a partire da questo secondo Geopolitical Brief del progetto P2P, dedicato allo studio, attraverso una prospettiva multidimensionale, di cause, obiettivi, scenari e prospettive future innescati dalla firmata degli Accordi di Abramo.

Se nel primo Geopolitical Brief sono stati tracciati i contorni geopolitici entro i quali sono maturati i suddetti Accordi, attraverso l’adozione di un piano d’analisi geografico e una suddivisione per Paesi, a partire dal presente lavoro verrà adottata una prospettiva d’analisi tematica volta ad entrare nel merito della cosiddetta cooperazione people-to-people. In particolare, in questa seconda pubblicazione verrà focalizzata l’attenzione sulla dimensione geo-economica degli Accordi di Abramo – la terza e ultima uscita verrà dedicata al piano geo-culturale. Il presente Geopolitical Brief è suddiviso in due sezioni. La prima parte è dedicata all’Osservatorio degli Accordi di Abramo. Al suo interno sono stati analizzati i settori economici in cui si sono registrati i maggiori progressi e l’avvio dei progetti di collaborazione più rilevanti – non solo per i Paesi firmatari che vi partecipano ma, allargando la prospettiva, anche da un punto di vista italiano ed europeo. In particolare gli autori hanno concentrato la propria attenzione sui seguenti ambiti di cooperazione: energia da fonti tradizionali; transizione ecologica, green e rinnovabili; commercio, infrastrutture e logistica; cooperazione spaziale. La seconda parte del Geopolitical Brief è invece intitolata “Oltre gli Accordi di Abramo”. Come nel precedente numero, in questa sezione si è tentato di estendere il raggio dell’analisi a quei Paesi che indirettamente sono legati agli Accordi di Abramo e alla sua logica, in quanto Stati arabi che già in passato hanno raggiunto la pace con lo Stato di Israele o, in alternativa, Paesi potenzialmente interessati ad aderire agli Accordi in futuro. In questo numero sono stati presi in esame la Giordania, secondo Stato arabo dopo l’Egitto a firmare un trattato di pace con Israele, e l’Arabia Saudita, da molti considerato come uno dei prossimi firmatari degli Accordi nonché il più importante Stato arabo della regione mediorientale, per potenza militare, capacità economiche, influenza politico-diplomatica, culturale e religiosa.

 

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La firma degli Accordi di Abramo nel settembre 2020 ha costituito uno degli eventi più rilevanti occorsi in Medio Oriente e Nord Africa (MENA) dallo scoppio delle cosiddette “Primavere arabe” del 2011 ad oggi. Si potrebbe affermare che nell’ultimo decennio, per la loro capacità di incidere sull’equilibrio politico-securitario della regione, solo la firma del Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), ossia l’accordo sul nucleare iraniano del 2015, può essere ad essi equiparata. Le Primavere arabe, il JCPOA e gli Accordi di Abramo, infatti, pur rappresentando fenomeni tra loro profondamente distanti ed innescati da una molteplicità di cause distinte, sono accomunati da un filo rosso che li congiunge. Ad un livello sistemico, tutti e tre si inseriscono, a vario titolo, in un comune quadro di trasformazione dell’equilibrio regionale causato anzitutto da una riduzione dell’impegno degli Stati Uniti, potenza egemone dell’ordine internazionale, negli affari regionali. A partire dal primo mandato dell’amministrazione Obama questa variabile si è sedimentata come una costante che, con tutta probabilità, rimarrà tale anche negli anni a venire a causa di una trasformazione più ampia che a livello globale sta costringendo Washington a concentrare le proprie risorse sulla sfida egemonica apportata dalla Repubblica Popolare Cinese.

In un simile scenario, da una prospettiva italiana è assoluta priorità comprendere che tipo di trasformazione subirà nei prossimi anni tale regione, parte del più ampio concetto di “Mediterraneo Allargato”, al fine di cogliere le opportunità e, allo stesso tempo, schivare le potenziali criticità. L’area MENA, infatti, rappresenta il teatro di più immediata prossimità per Roma, ove al suo attivismo politico-strategico di attore internazionale si accompagnano profondi legami storici, culturali e identitari tra comunità nazionali.

Alla luce di ciò, il progetto P2P si prefigge l’obiettivo complessivo di indagare gli Accordi di Abramo, considerati come uno degli eventi trasformativi più rilevanti dell’ultimo decennio per la regione del Medio Oriente e Nord Africa e, potenzialmente, per il suo futuro di breve e lungo periodo. Al fine di cogliere le implicazioni generate dalla loro firma verrà adottata una prospettiva multidimensionale, che verrà tradotta in una corrispondente suddivisione tematica all’interno di tre distinti Geopolitical Brief. Il presente Geopolitical Brief – il primo dei tre – è dedicato alla dimensione geopolitica degli Accordi di Abramo. L’analisi geopolitica è da considerarsi come la cornice entro la quale si inseriranno le due successive pubblicazioni. Il secondo contributo si concentrerà, difatti, sulla dimensione geo-economica, mentre il terzo sulla dimensione culturale degli Accordi.

Questo numero è suddiviso in tre sezioni. Nella prima parte, gli autori hanno tentato di ricostruire, attraverso un approccio teorico, la strategia negoziale dietro la firma degli Accordi di Abramo. La seconda sezione è dedicata all’“Osservatorio degli Accordi di Abramo”. Al suo interno sono stati presi in considerazione singolarmente i quattro Stati arabi che hanno siglato la Abraham Accords Declaration, normalizzando le relazioni diplomatiche con Israele: Bahrain, Emirati Arabi Uniti, Marocco e Sudan. Per ognuno di essi gli autori si sono interrogati sulle cause che hanno spinto ciascun Paese alla firma di tali accordi, per poi tracciare un primo bilancio del rapporto bilaterale tra l’attore in questione e Israele e, infine, delineare scenari e prospettive per il futuro. La terza ed ultima sezione, intitolata “Oltre gli Accordi di Abramo”, sarà presente in tutti e tre i Geopolitical Brief e mira ad allargare il quadro d’analisi a quei Paesi che indirettamente sono legati agli Accordi di Abramo o, quantomeno, alla sua logica – si tratta infatti di Paesi arabi che già in passato hanno normalizzato le proprie relazioni diplomatiche con Israele o, alternativamente, di attori che possono essere considerati come potenziali candidati all’ingresso nel framework di Abramo in un futuro più o meno prossimo. Nel presente numero è stato preso in esame l’Egitto, il primo Stato arabo della storia a firmare un trattato di pace con Israele.

 

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